sabato 31 ottobre 2015

Perla del mese - Ottobre

“La montagna è una febbre che ti prende da giovane e ti resta dentro, anche se il mondo va cambiando intorno a te, anche se i muscoli un giorno dicono "basta" e la famiglia reclama i tuoi spazi, e forse altre ragioni di vita meno egoistiche e più nobili vengono a sovrapporsi nel corso del tempo. Nonostante tutto alpinisti si resta, e da alpinisti, fino all’ultimo, si continua ad osservare le montagne con sguardo obliquo, cercando vie di salita, vagliando i colori e la grana della roccia, soppesando le condizioni del ghiaccio nell’algida luce di un’alba o nel riverbero di un tramonto.
Perfino alla morte di un compagno, anche dopo una ragionevole scelta di abbandono dettata dal buon senso o dalla necessità, il cuore resta imprigionato nella passione originaria, esclusiva, come un amore dell’adolescenza mai del tutto consumato, un dolce rimpianto che fa male fino alla fine. L’attaccamento alle pareti non si misura con gli anni e forse nemmeno con l’azione. Si misura con la passione. Questo è il fantastico, enigmatico, umanamente folle e follemente umano fascino della montagna, dove non ha senso ciò che si vede, ma solo quello che non si vede.
Quella fiammella che gli alpinisti si portano dentro cercando di non scottarsi troppo.”
 
[Enrico Capanni e Giuseppe Cederna]
 
 

lunedì 19 ottobre 2015

10000 VISUALIZZAZIONI

"Non siamo arrivati?"
È una strana sensazione. Ogni tanto l'ho provata: stai camminando in montagna, il bosco ti circonda, il suono dei passi sulla terra della mulattiera ti accompagna. Ad un tratto ti sembra che l'ombra degli alberi si diradi e lasci spazio alla luce, alzi lo sguardo convinto di aver raggiunto la cresta senza vegetazione e sei già pronto a lasciar spaziare la vista sul panorama, sul paese sottostante...invece era solo un'illusione, uno sperone roccioso ha impedito la crescita degli alberi in un piccolo punto, la strada va avanti.
Prosegui.
Alzando gli occhi ti pare di scorgere il cielo tra i tronchi più in alto. "Non c'è più terra, devo esserci quasi." ma di nuovo è solo un cambio di inclinazione, si sale ancora. Prendi un bel respiro e prosegui.
Cominci a sentire una strana sensazione, la sensazione che la camminata sia più lunga del previsto e quando finalmente giungi alla cresta un ometto di pietra e una freccia colorata ti indicano di girare verso il filo di cresta in salita in direzione di una cima ancora lontana. Cominci a pensare "Non siamo arrivati? Curioso, me la immaginavo più breve."
La montagna distorce le distanze ed ogni passaggio che pare possa richiedere dieci minuti si rivela invece una scarpinata di mezz'ora.
Continui sulla cresta verso una cima che non sembra avvicinarsi mai e che a tratti si nasconde alla vista. Il pensiero "Ancora un passo e ci sono" si insinua nella testa come un mantra, avanzi ma sembra di restare fermi, il paesaggio non cambia ed il tempo passa.
Scavalchi una scarpata, ti sembra di aver raggiunto la cima ma c'è sempre ancora un tratto in pendenza da percorrere. "Non siamo arrivati?"

E procedi così, ora pensando che forse è il caso di abbandonare per non attardarsi sulla via del ritorno, ora ricordando le parole dei saggi nonni "non si è mai davvero arrivati...si è sempre in cammino...è quando credi di essere arrivato che devi riprendere ad andare avanti...è quando credi di aver capito qualcosa che ti capita di dover rimettere tutto in discussione..."

Ne ho incontrati, lungo il cammino della vita, di cambi di inclinazione...di falsi arrivi...spesso ho avuto l'impressione di aver raggiunto una meta che si è poi rivelata un nuovo punto di partenza e chissà quante volte ancora mi capiterà. Succede ancora oggi: il futuro ha in serbo nuovi percorsi, nuovi ostacoli da superare, nuove mete da raggiungere un passo alla volta, e le presunte certezze diventano spunti per riflettere, per cambiare, per migliorare, per guardare le cose da un'altra e più ampia prospettiva.

Da poco "la voce delle cime" ha raggiunto le 10000 visualizzazioni. È un risultato che mi fa provare una grande gioia. La gioia di aver condiviso qualcosa di prezioso per me, qualcosa di valore.
Ma la sensazione è la stessa "non siamo arrivati?" la cima è ancora lontana...la lista delle mete che mi piacerebbe raggiungere, da solo o in compagnia, è ancora lunga...gli argomenti che vorrei trattare sono moltissimi e le esperienze che vorrei vivere in montagna innumerevoli.
Dall'alto del percorso effettuato finora posso scorgere altri obiettivi lontani ed altri possibili traguardi.

Non resta dunque che proseguire, rimettersi in cammino, con la consapevolezza che la meta è ancora lontana e che potrà molto probabilmente rivelarsi solo una semplice tappa intermedia.

Ringrazio i lettori ed i frequentatori del blog "la voce delle cime" e tutte le persone che mi hanno accompagnato lungo il cammino in questi anni.
Parlando di nuove prospettive vi faccio dono di alcune foto "aeree" del nostro meraviglioso arco alpino occidentale e auguro a tutti buona lettura e buon cammino.







































lunedì 12 ottobre 2015

Rifugio Gastaldi e il Pian della Mussa

Nel 1880 fu costruita per iniziativa della Sezione di Torino del CAI la prima capanna al Crot del Ciaussiné, nome che indica l'esistenza di una piccola cava di calcescisto, utilizzata per produrre la calce. La felice posizione indusse a successivi ampliamenti del rifugio, che nel 1886 venne intitolato alla memoria di Bartolomeo Gastaldi, Presidente del CAI, illustre geologo e pioniere dell'esplorazione delle Alpi Occidentali. Nel 1904, accanto alla vecchia costruzione, fu inaugurato un grandioso rifugio albergo che si sviluppava su tre piani, con riscaldamento centrale e impianto di acqua corrente.
La costruzione era in pietra, interamente coibentata con segatura e tavole di larice. Proprio questo ne causò la completa distruzione per un incendio scoppiato accidentalmente nel tardo autunno del 1908.
La ricostruzione fu rapidissima e il rifugio albergo riprese a funzionare a pieno ritmo, munito negli anni Trenta di una teleferica di servizio dal Pian della Mussa.
Questa stagione felice durò fino agli anni della Seconda Guerra Mondiale e s'interruppe improvvisamente nel tragico inverno 1944-45.
I partigiani, che erano insorti durante la primavera nella speranza di un rapido arrivo degli Alleati, subirono durante l'estate e l'autunno una violenta controffensiva delle truppe tedesche e repubblicane. Guidati da giovani volontari della Bessans e di Balme, si ritirarono combattendo verso le alte valli e infine riuscirono fortunosamente ad attraversare i valichi. Scontri furiosi ebbero luogo tra le retroguardie che proteggevano il ripiegamento e i Tedeschi saliti per il canalone d'Arnàss a tagliare loro la ritirata. Nella notte tra il 3 ed il 4 di Ottobre 1944 il rifugio venne dato alle fiamme.
La vecchia capanna, per molti anni quasi abbandonata o usata soltanto come rifugio invernale, riprese a funzionare, gestita per molti anni da Giuseppe Ferro Famil, appartenente alla celebre dinastia di guide alpine dei Vulpòt, nativo di Usseglio ma trasferitosi a Balme da molti anni. La sua figura imponente, con i grandi baffi a manubrio, caratterizzò per molti anni la rustica accoglienza del vecchio Rifugio Gastaldi. Il nuovo Rifugio fu ricostruito soltanto nel 1970.
Per la vecchia capanna si prospettava un'altra stagione di abbandono, ma il Museo Nazionale della Montagna di Torino decise di costruirvi una propria sede staccata, con l'obiettivo di illustrare la storia dell'alpinismo valligiano e quella del Rifugio, tra i più antichi di quelli del CAI tuttora esistenti.


Ho avuto per mesi la carta della Val d'Ala tra le mani.
Quasi ogni giorno, nei brevi momenti di pausa, ripercorrevo col dito il sentiero N°222 che da Pian della Mussa sale al Rifugio Gastaldi e sognavo ad occhi aperti, quasi una visione, immaginando nella mente ogni passo che mi separava dalla meta tanto agognata.
Finalmente si presenta l'occasione buona anche se il progetto iniziale, escursione di due giorni sosta al Bivacco San Camillo al Lago della Rossa e pranzo della domenica al Rifugio Gastaldi, viene drasticamente ridimensionato.
La partenza viene fissata una mattina di sabato per un'escursione di un giorno solo. Per il Lago della Rossa toccherà aspettare...

Lasciamo l'auto a Pian della Mussa, pagando la sosta della vettura, e facciamo buona scorta d'acqua per la camminata alla fonte al centro del piazzale.
Imbocchiamo il sentiero nei pressi del Rifugio Ciriè che piega a sinistra, supera il Canale delle Capre con un piccolo ponte di legno e passa tra i terreni da pascolo affiancando l'Alpe di Rocca Venoni ed il grande macigno al suo fianco, fino all'inizio del pendio.
Il sentiero costellato da paletti con bandierine della Vertical Race (terzo evento) si inoltra prima tra larici ed ontani, poi abbandona la linea della vegetazione e raggiunge con una deviazione a sinistra la Testa dei Morti. Un bivio ben segnalato indica due possibili itinerari: a destra, sul sentiero N° 223 che con il N° 224 permette di aggirare Gias della Naressa e Rocca Turo (2757 m) oppure di proseguire verso Pian Gias. Deviamo invece a sinistra per salire lungo l'erto sentiero che serpeggia con stretti tornanti tra rocce imponenti e ciò che rimane di un vecchio alpeggio abbandonato.

Sempre più prossimi alla parete rocciosa incontriamo un altro bivio: a sinistra per la rampioteca, una area attrezzata per l'arrampicata, a destra il sentiero prosegue avvicinandosi a Rocca Turo, aggira un costone leggermente esposto a cui è stata attaccata una corda fissa, entra in un avvallamento tra le rocce dove sono presenti alcune catene di sicurezza ed infine si raggiunge il bellissimo Rifugio Gastaldi a quota 2658 al Crot del Ciaussiné.

Difficile descrivere le sensazioni che ho provato giunto al Rifugio: il senso di appartenenza, la sensazione di familiarità, l'accoglienza dei gestori, l'ospitalità semplice della sala interna, l'impressione di conoscere già quel luogo, di rivivere un piacevole ricordo del passato, pur non essendo mai stato in quei luoghi prima.
Fin da subito ho percepito la forte influenza emotiva della Bessanese, con il suo enorme carico di storia a tratti tragica, con il suo maestoso profilo accarezzato dalle nuvole...avevo l'impressione di ritrovarmi al cospetto di una divinità: austera, forte, regale, irraggiungibile.

Resto ad osservare per qualche istante la sua parete rocciosa ripensando alla storia di Annetta Demichelis ad alla sua avventura raccontata nel libro "La sposa dell'aria" di Marco Albino Ferrari.
Secondo la cronaca dell'epoca il 10 Ottobre 1893 Annetta partiva con suo marito Giuseppe Charbonnet da Torino alla volta di Bessans in Francia, a bordo di una mongolfiera.
Sorvolando Pian della Mussa, incontrarono una perturbazione che fece abbassare di quota il pallone tra le nuvole fino a farlo scontrare con le rocce della Bessanese.
I due sposini ed alcuni componenti dell'equipaggio dell'aerostato sopravvissero all'impatto finendo per scivolare lungo la parete NE della montagna fino ad un impervio tratto di ghiacciaio.
La leggenda vuole che, dopo alcuni infruttuosi tentativi di trovare una via di fuga dalla montagna, la giovane Annetta fece un voto alla Madonna della Consolata. Anche gli altri componenti dell'equipaggio si unirono nella preghiera della Vergine tranne il marito che si rifiutò.
Durante un tentativo di discesa, Giuseppe Charbonnet scivolò in un crepaccio perdendo la vita mentre gli altri riuscirono a salvarsi e a raggiungere Pian della Mussa dove vennero soccorsi dai montanari del luogo.

Ancora perso nella contemplazione della montagna giunge l'ora del pranzo. Il Rifugio Gastaldi ha molto da offrire, consiglio per i più golosi il saporito "premio del rocciatore" (polenta, pancetta e uova) lasciando anche un po' di spazio per la gustosa pannacotta al Genepy.

Dopo pranzo non può mancare una visita al museo del Rifugio
Il Museo Nazionale della Montagna "Duca degli Abruzzi" di Torino ha ritenuto importante dedicare parte della propria attività ad una sede staccata. Una sede che simbolicamente potesse documentare tutta l'attività del Club Alpino Italiano rivolta ai rifugi.
La loro storia, la costituzione di nuovi punti di appoggio, è legata alla nascita ed allo sviluppo dell'alpinismo. È quindi fondamentale che un Museo come quello della Montagna, anche se solo simbolicamente, voglia ricordare, proponendone una tutela, tutti i rifugi alpini che hanno concluso il loro ruolo funzionale rimanendo però testimoni di una storia legata alla montagna da non dimenticare.
Il Rifugio "Bartolomeo Gastaldi" venne edificato dalla sezione torinese del Club Alpino Italiano quando l'alpinismo piemontese muoveva i primi passi sulle montagne più prossime al Capoluogo, appunto nelle Valli di Lanzo.


La costruzione risale al 1880, e constava allora di un solo ambiente. Nel 1887 fu prolungata verso Nord con una seconda camera; nel 1896 ebbe un secondo ingrandimento dal lato Nord con la realizzazione di un'altra camera; infine nel 1899 vennero costruiti altri due locali sul lato di ponente.
Il piccolo Rifugio Gastaldi divenne presto insufficiente, nonostante i diversi ampliamenti. La Sezione di Torino del Club Alpino Italiano decise allora di procedere alla costruzione di un nuovo Rifugio-Albergo, che sorse pochi metri a valle del vecchio rifugio (in cui oggi è collocato il Museo).
Il nuovo Rifugio venne solennemente inaugurato il 2 Settembre 1904, in occasione del XXXV Congresso degli Alpinisti Italiani, tenuto dalla Sezione di Torino  svoltosi nella Valle d'Ala, a Lanslebourg in Francia ed al Moncenisio. A questa festa d'inaugurazione assistevano 160 alpinisti di tutte le regioni d'Italia, i quali, divisi in numerose cordate, salirono il giorno appresso la Ciamarella e l'Albaron. Tutti i gitanti fecero l'indomani la traversata del Colle d'Arnas, accolti entusiasticamente sul colle dagli alpinisti francesi, massi al loro incontro.
Antonio Bogiatto e il
suo alpenstock
(1895)
Dopo soli quattro anni i soci del Club Alpino Italiano appresero dalla Rivista Mensile del Dicembre 1908, questa inaspettata notizia: "Il Rifugio-Albergo Gastaldi in Val d'Ala distrutto da un incendio".
Fu così che il vecchio (l'attuale Museo) ma glorioso Rifugio riprese la sua parte di primaria importanza.
Il Rifugio-Albergo Gastaldi fu ricostruito esattamente come prima, inaugurato due anni dopo e ampliato nel 1930, come previsto dal piano quinquennale del Club Alpino Italiano.
L'ormai "antico" Rifugio aveva ripreso il suo ruolo di "dèpandance" quando il destino lo volle ancora una volta alla ribalta.
Come tutti sanno, perchè la storia è abbastanza recente, il ricostruito Rifugio-Albergo "Bartolomeo Gastaldi" è uno dei quattro rifugi della Sezione di Torino che furono completamente distrutti dai nazisti negli anni 1943-19454 perchè servivano di base ai partigiani, e così, sebbene notevolmente danneggiato, l'ormai vetusto vecchio Rifugio, riprese la sua insostituibile funzione, che durò sino al 26 Luglio 1970, giorno dell'inaugurazione del nuovamente ricostruito Rifugio-Albergo.


Altra visita importante: alle sponde dei Laghi d'Arnas a 2590 m nel Crot del Ciaussiné.
I piccoli specchi d'acqua riflettono le nubi e le cime circostanti, come ad esempio Punta Maria (3315 m), il Colle d'Arnas a 3014 m, P. Crot (3207 m), P. Teia (3238 m), P. di Balme anche nota come P. Pareis (3301 m), la Dentina (3287 m) e la già citata Bessanese (3592 m), decorando la bellezza del piano erboso come gioielli su un diadema ed offrendo una compagnia silenziosa e discreta. Un autentico paradiso per il cuore.

Dal Rifugio Gastaldi è possibile partire per numerosi altri itinerari alpinistici, escursioni oppure uscite di sci alpinismo, tutti ben descritti sul sito ufficiale
http://www.rifugiogastaldi.com/
Per noi invece è l'ora di riprendere la via del ritorno, quindi lasciamo i nostri nomi sul quaderno dei visitatori del Rifugio e ci incamminiamo per la discesa.

Ringrazio Caterina, Cristina, Giorgia e Marco per la camminata insieme, un ringraziamento speciale per Alice e Federico e la loro meravigliosa ospitalità.